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PAOLO RIZZI

Lisa Zanatta Pistorio ha la qualità primaria del pittore: la capacità di rendere sulla tela o sulla tavoletta o sulla carta la fenomenologia stessa del vedere. Si percepisce subito quella sua pulsione organica che si tramuta in gestualità nervosa, in fremito del segno, in spontanea fragranza del colore. Non c'è intermediazione accademica o manieristica: tutto sgorga immediato, come attraverso le vene dei polsi. Nella pittura rifluiscono l'aria, il vento, la luce, il bagliore del sole, il muoversi stesso degli steli e delle corolle. È ben comprensibile come questa gestualità irruente prediliga il pastello, tecnica raffinata e difficile ma per lei naturale.

Nel 1874 gli Impressionisti esposero per la prima volta a Parigi Chez Nadar: cioè in un laboratorio di fotografia. Era, la loro, una sfida al presunto "veder vero" dell'obiettivo. L'Impressionismo nasceva proprio dall'emozione degli artisti che filtravano l'oggetto, lo purificavano dalle scorie, lo esaltavano: lo facevano proprio. E' questo lo spirito da cui derivano le opere di Lisa Zanatta Pistorio: una sorta di messaggio che vuol comunicare il sentimento della bellezza incontaminata. Non c'è forse bisogno oggi, più ancora che un secolo fa, di questo bagno salutare? Di Monet, Cézanne diceva: "È un occhio, soltanto un occhio. Ma quale occhio"!. Intendeva dire che dietro 1'occhio c'era appunto la freschezza del vedere, la gioia di liberare il proprio animo, di portarlo verso la luce, l'aria, il colore: di trasmettere la felicità. La pittura di questo secolo, e soprattutto quella degli ultimi cinquanta anni, è parsa troppo preoccupata di rispecchiare le angosce interne dell'uomo, i torbidi trasalimenti della psiche, i tabù che ci assalgono. Lo stesso grande filone dell'Informale s'è trasformato in una paurosa radiografia dell'inconscio. Alcuni grandi pittori, specie Bacon e Sutherland, hanno lavorato col loro bisturi crudele sui meandri del nostro labile organismo. Oggi la cultura più viva, un po' in tutto il mondo, ricerca ciò che pareva sfuggito alla società degli uomini: il rapporto con la natura, la simbiosi con 1'ambiente, il rispetto della cultura del territorio. L'ecologia è diventata una scienza basilare per la sopravvivenza dell'umanità. Ecco che dipingere impressionista non appare più - come poteva apparire a certi critici e artisti dell'avanguardia - un passatempo ozioso, fuori dalla storia: diventa una necessità vitale. Lisa Zanatta Pistorio lo sa. Da molti anni dipinge fiori e paesaggi con una spontanea effusione di sentimento lirico; e anche quando dipinge figure, le immerge nel fluire festoso dei fiori. E', la sua, una riconciliazione con gli stessi ritmi biologici dell'uomo, con le leggi (ahinoi tanto violate) della natura. Lisa Zanatta Pistorio è una pittrice italiana: vive in una villa fiorita della Brianza, poco lontano da Milano; ma alterna soggiorni un po' in tutto il mondo: a Singapore, in Thailandia, a Parigi, in Giappone, negli Stati Uniti, in Svizzera e (perché no?) nelle più belle città italiane, tra cui l'amata Venezia. Lo fa da molto tempo ormai; ed ha acquisito una tecnica tutta particolare, sia nei pastelli che negli olii. La si può definire un'artista impressionista; ma il termine va inteso in senso categoriale, non storico. Monet, Renoir, Degas, Manet sono i suoi antenati lontani. In realtà quello che la contraddistingue è proprio la capacità di cogliere e insieme trasfigurare la natura, riportando sul quadro tutta l'immediatezza fenomenica della visione e, con essa, del sentimento che alla pura ricezione ottica si accompagna. Quindi: freschezza, fluidità, vibrazione luminosa, fragranza di colori, senso dell'atmosfera. Il raccordo primo, oltre che con l'Impressionismo, è con le radici antiche della pittura veneta. Lisa Zanatta Pistorio è veneta di origine; e si sa che in un artista autentico l'ambiente interagisce fortemente. La terra veneta è terra di dolcezze: trapassa dalle eleganti rigogliose colline che preludono alle Alpi, fino alle stesure madreperlacee della laguna in cui è adagiata Venezia. Non solo: ma il Veneto è la terra che ha nutrito i succhi primi dalla pittura, quando all'inizio del 1500 pittori come Bellini, Giorgione, Tiziano, e poi dopo di essi Tintoretto e Veronese, e ancora nel Settecento Tiepolo, Canaletto e Guardi, portarono al massimo lo sfolgorio dalla luce-colore. Tutta la pittura europea dal Seicento all'Ottocento, cioè da Rubens a Rembrandt fino a Renoir e agli Impressionisti, seguì la lezione dei Veneti: barbagli luminosi, trasparenze, liquidità, gradazioni finissime di tono, colori puri, riflessi della bellezza naturale. Niente ideologismi, quindi: niente eccessi intellettualistici o sofisticazioni. Lisa Zanatta Pistorio ha saputo cogliere alla fonte quel suo desiderio di acqua pura e limpida. I fiori sono, per la nostra pittrice, il momento di maggiore libertà e, insieme, di più romantica immersione nella natura. Nel suo giardino di Missaglia, appunto vicino a Milano, ella è circondata dalle continue apparizioni dei fiori: le peonie, le rose, le zinnie, le azalee, le calle, i rododendri, dieci e cento varietà che ella coltiva con amore. I fiori entrano in casa, si arrampicano sul cavalletto, s'infilano (ma certo) nelle tele dove il pennello comincia a stendere i colori. E' una voglia istintiva di fiori. Somiglia, per certi versi, a quella (peraltro più ossessiva) dei pittori del gelido Nord, come Emil Nolde che usava dire: "Ogni volta che vedo un fiore è un miracolo". Nel giardino e nell'atelier di Lisa Zanatta Pistorio il miracolo si ripete ogni giorno: è un'apparizione continua, densa di profumi e di emozioni, di colori e di sentimenti, di aria e di poesia. Tutto, nella pittura, si scioglie con immediatezza, senza forzature o infingimenti: è come una cascata che zampilla di sasso in sasso, di balza in balza. Naturalmente non basta l'istinto. Braque diceva: "La regola corregge l'emozione". Occorre appunto una regola: vale a dire un ordine compositivo, una congruenza che è anche (e come non può non essere?) cellulare. Con spontaneità, ma anche con una sorta di invisibile architettura mentale, Lisa Zanatta Pistorio ordina e assembla le sue sensazioni; le convoglia verso l'unità. Ecco la ragione per cui ogni quadro vive una vita a sé: obbedisce cioè a quel certo movimento formale, a quella certa declinazione luminosa, a quel preciso accordo di colori. Nell'olio ciò appare con maggiore evidenza per la brillantezza e pastosità della materia; ma è negli squisiti pastelli che, attraverso stesure sovrapposte e cangiantismi cromatici, l'artista costruisce le sue più raffinate tessiture. Non c'è mai - occorre sottolineare - monotonia. Accade nelle musiche legate storicamente all'Impressionismo (ad esempio in Debussy) ma anche in quelle di impianto neo-romantico (Mahler): c'è una continua variazione dei motivi, una fuga cristallina, un brillante mutar di suoni, dai pianissimi dei violini al diapason delle trombe. È nell'insieme che si coglie l'armonia: proprio quel che facevano, in pittura, gli antichi Veneziani, a cominciare da Tiziano. Lisa Zanatta Pistorio è sulla stessa lunghezza d'onda. Musica e pittura come "improvvisazione"; ma anche come "estro armonico". Così accade anche per i paesaggi. Anzi, qui l'artista ha modo di accentuare certe intonazioni proprie in relazione alle qualità dell'ambiente e della stagione. Certi timbri freddi di Novgorod, certe eleganze umide di Kyoto, certi abbandoni sentimentali di Venezia, certe finezze orientali dal Nepal, certo calor forte dall'Indonesia, o magari le armonie delle coste mediterranee, gli scorci di città amiche, le stesse case di là della siepe del giardino: tutto concorre a darci, ogni volta, il "profumo" peculiare di un luogo. Talora occhieggiano gli sguardi gentili di una e più fanciulle tra la verzura; e i fiori non celano lo slargarsi della collina vicina. Anche quando la pittrice ritrae il volto di una persona (ed è abile ritrattista) ecco che, quasi miracolosamente, le forme e i colori si traducono in ritmi melodiosi della natura. Insomma: fiori, paesaggi e figure si fondono armoniosamente, costruendo ritmi e cadenza di fascinosa freschezza. Non c'è dubbio che Lisa Zanatta Pistorio sia riuscita crearsi un suo stile peculiare: cioè un suo mondo che nasce dalle fibre organiche più profonde. La sorregge una tecnica sapiente, sia negli olii sia negli acquerelli, che non è però mai fine a se stessa. Anzi: la tecnica, come le scelte cromatiche, i guizzi ora morbidi e ora rapidi del segno, l'impianto compositivo, tutto cioè l'armamentario della pittura, obbediscono alla resa dell'effetto voluto. Taluni petali evanescenti e luminosi dei fiori esigono una certa modalità esecutiva; talune atmosfere, gelide o affocate, di tramonti o di albe, portano l'artista a scelte tecniche precise, con materie ora finemente sgranate e ora più corpose. Di qui il "miracolo" che ogni quadro rivela: una sequenza omogenea, certo, ma sempre variata nei suoi momenti, nelle sue emozioni, nelle sue angolazioni sentimentali. Siamo all'opposto di certe proposizioni dell'Informale nelle quali la materia è fine a se stessa, puro esercizio di linguaggio. Se indubbiamente Lisa Zanatta Pistorio ha mutuato soluzioni tecniche dall'arte di questo dopoguerra (come da quella del passato storico) lo ha fatto proprio col deciso intento di filtrare la fisicità degli effetti, scremando ogni scoria e riportando l'impressione alla qualità più alta dello spirito. Ecco che, da questo punto di vista, Lisa Zanatta Pistorio si può considerare una pittrice attuale, cioè moderna: laddove non si intenda il termine "moderno" come ossequio alla moda e al costume estetico imperante. Una cultura d'oggi non può essere - come si diceva all'inizio - che una cultura attenta alla vasta problematica ecologica; e questa problematica deve inserirsi nell'espressione spontanea e affettiva dell'opera d'arte. C'è bisogno di questi ingredienti; c'è bisogno di un ritorno alla purezza originaria del sentire, al di là degli eccessi dell'acculturamento. In un certo senso Lisa Zanatta Pistorio immette, nella caotica complessità del panorama odierno, la freschezza della vera emozione: lo fa con una sapienza tecnica che le permette di comunicare anche agli altri questa sua posizione, che è estetica ma anche etica. Dal 1874 molta acqua è passata sotto i ponti; ma il flusso della vera Bellezza, grazie a Dio, continua.

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